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I segreti nascosti all'interno del Museo Stefano Bardini

Interessati alle stupende ceramiche di Della Robbia, ai manufatti greci e romani ed alle opere di Donatello?

Questo è quello che io definirei un "museo da giorno di pioggia". Un museo che vale la pena visitare con calma, esplorare, senza cercare quell'opera d'arte in particolare, ma piuttosto cercando di apprezzare la collezione di oggetti antichi, i manufatti delle civiltà greca e romana, le stranezze varie e quei pezzi di Firenze la cui esistenza viene ignorata probabilmente persino dagli stessi fiorentini.

L'edificio che ospita il museo, ristrutturato da Stefano Bardini, è caratterizzato da uno stile eclettico, con un predominante accento rinascimentale e rappresenta, egli stesso, un affascinante pezzo di storia; come scritto sulla targa all'esterno, in origine era una chiesa e convento, realizzati nel 1273 da Gregorio X per celebrare la pace tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. La chiesa di San Gregorio alla Pace, con  la soppressione di molte delle sette religiose nel 1775, fu trasformata nel Palazzo dè Mozzi prima di essere acquistata dal Bardini.

Fu ristrutturata in modo significativo dal Bardini per esporvi la sua collezione ai potenziali acquirenti; nel farlo, rivoluzionò, così, il modo di esibire gli ggetti antichi: si rese conto, infatti, che non sempre venivano acquistati per l'importanza del pezzo stesso, ma anche per il contesto in cui erano inseriti e che riuscivano a ricreare. Ecco perchè decise di mescolare ed abbinare in modo sapiente oggetti diversi per creare una sorta di "scena", mettendo insieme manufatti romani con focolari in pietra del XVI° secolo o sarcofagi in marmo con oggetti d'armeria.

Chi è Stefano Bardini?

Soprannominato “il Principe dei Mercanti d'arte,” era un artista, un esteta italiano, un collezionista, un restauratore, un avanguardista.

Sebbene si dedicò allo studio ed alla pratica della pittura, la lasciò alle sue spalle dopo essersi velocemente scoraggiato. Si unì a Garibaldi ed alla sua battaglia per l'unificazione d'Italia durante la quale, stranamente, trovò la sua ispirazione: commerciare oggetti d'arte antichi. 

Era decisamente un uomo con un modo del tutto nuovo di vedere il passato, un modo che avrebbe cambiato il concetto dei musei nel ristrutturare ed esporre le opere d'arte per gli anni a venire. I suoi amici, i suoi colleghi ed i suoi clienti affermarono spesso che egli aveva una sbalorditiva capacità di riconoscere la bellezza. Come mercante d'arte, raccolse molte collezioni private, aiutando, di conseguenza, a rinforzare le collezioni di molti musei; gli fu riconosciuta la capacità di avere un occhio molto critico e di saper scovare tesori nascosti, molti dei quali oggi adornano i musei che noi tutti visitiamo.

Il suo instancabile lavoro di restauro fece emergere nuove teniche per rimuovere gli affreschi e preservare oggetti antichi; è interessante notare che, sebbene abbia ristrutturato molte opere d'arte per rivenderle, preferì non sottoporre a restauro quelle della sua collezione privata, perchè, secondo lui, distruggevano in qualche modo l'integrità ed il valore dell'opera stessa. E, se pensiamo che questo ragionamento appartenne all'uomo che abbinò capolavori artistici di diverse epoche ed origini per creare un'opera più completa, viene automatico concludere che si trattava di un modo molto intelligente e scaltro di concepire la vendita e l'affare. Questa tecnica viene chiamata "pastiche", ovvero un'opera artistica realizzata in uno stile che imita quello di un'altra opera, artista o periodo, ed è rinomato che Stefano la adottasse per creare un'opera d'arte completa e più facile da vendere. 

Cosa vedere

Nell'esplorare il museo, la cosa più importante da tenere a mente è che non è organizzato in ordine cronologico e, dato che Stefano Bardini ha raramente annotato l'origine delle opere al momento dell'acquisto, spesso non sono nemmeno identificate nel percorso espositivo.

Un'altra cosa importante da ricordare: alcuni oggetti non sono ciò che sembrano, ma un insieme di opere diverse messe insieme per creare un'opera finita e più completa.

La mappa del museo che riceverete all'ingresso vi condurrà alla scoperta di alcune delle opere più famose in esposizione, e la guida vi aiuterà a dare un ordine alla vostra visita. Oltre alla mappa, potete anche scegliere di prendere un audio guida per soli 4 euro; inoltre, vi sono diversi pannelli sparsi per il museo che vi aiuteranno a capire e ad apprezzare come il lavoro  di questo personaggio abbia influenzato i musei internazionali, le collezioni e la nostra attuale percezione dell'arte.

Una delle caratteristiche più distintive del museo, oltre all'abbondante uso di luce naturale ed agli ampi spazi aperti, sono le pareti blu. Quando la collezione fu donata alla città, una delle prime cose che fece il nuovo curatore fu quella di imbiancare le pareti  e ridistribuire le opere in un ordine che sembrasse "più logico". Soltanto recentemente, grazie all'utilizzo di alcune fotografie che ritraevano l'organizzazione originale all'interno del museo, è stata fatta una sorta di "ristrutturazione" per portarlo al concetto iniziale del Bardini. Le pareti blu, suo particolare segno distintivo, erano frutto di di una tecnica di marketing che serviva ad aumentare la luminosità e la brillantezza del marmo bianco.

Una volta che avrete realizzato che state camminando in un negozio di oggetti antichi tanto quanto in un museo, vi tornerà ancora più semplice apprezzarne la bellezza, il contesto e la maestria...senza pensare a chi, dove e quando.

Punti salienti del museo

Il crucifisso di Bernardo Daddi, con i suoi quattro metri di altezza, domina l'intero museo: lo vedrete non appena entrati, perchè cattura inevitabilmente la vostra attenzione, sebbene, secondo la disposizione delle opere d'arte all'interno del museo, sia l'ultima opera da vedere da vicino - e vi consiglio di lasciarvela davvero per ultima, perchè l'entrata nella stanza vi condurrà proprio dinanzi all'imponente crucifisso.

Bardini approfittò pienamente del rinnovamento urbanistico della città, acquistando molti manufatti ed icone di Firenze. Il Porcellino, che chiunque ricondurrà alla piazza dell'omonimo mercato, è uno degli esempi più eclatanti. Questa stanza espone, inoltre, un'opera del Giambologna, tanto intricata nel disegno quanto spettacolare nella fantasia.

Vi sono anche diversi esempi di cuscini in pelle ed arazzi del XVI° secolo chiamati corami, che assomigliano a grandi piumini in patchwork appesi alle pareti.

Le due opere attribuite a Donatello dimostrano la natura versatile di questo artista. La Madonna della Mela è un busto in terracotta policroma, mentre l'altra è un collage di diversi stili dal risultato luminoso e profondo.

E ricordate di...alzare gli occhi al cielo! I soffitti di ogni stanza, principalmente di origine fiorentina e veneziana, sono una favolosa esplosione di colore, stile e fantasia.


Autore: Donna Scharnagl

Ho messo piede in Italia per la prima volta più di 25 anni fa ed ancora non ho trovato un buon motivo per andarmene. Dell'Italia amo il cibo, la cultura, la storia, l'arte, i paesaggi...ho menzionato già il cibo?! Mi definisco una studentessa a lungo termine. E così ho imparato che gli italiani hanno storie che vale la pena di ascoltare, storie che dipingono un quadro che mostra come il duro lavoro forgi il carattere, come la vita sia fatta di alti e bassi e quanto sia bello ridere.



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